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FELICE MARRA Responsabile della Prevenzione della Corruzione dell’Azienda USL n.3 di Pistoia.
LAURA BELLONI Direttore SODc Clinica delle Organizzazioni AOUC - Responsabile del Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali (CRRCR).
Nell’ambito del convegno svoltosi a Pistoia all’Ospedale San Jacopo H4, “Integrità come valore fondamentale del Sistema sanitario”, pensato e ideato dal Dott. Felice Marra, Responsabile della Prevenzione della Corruzione dell’Azienda USL n.3 di Pistoia, sono stati ipotizzati gli scenari futuri per sviluppare il tema dell’integrità, dell’anticorruzione, dello svolgimento condiviso e sentito delle attività organizzative e della sensibilizzazione delle comunità all’importanza della partecipazione emotiva individuale ai valori dell’organizzazione. In tale contesto risulta fondamentale favorire un’attenzione diffusa e partecipata alle dinamiche organizzative di cui facciamo parte: “Noi come portatori di una nuova cultura, noi come sensibilizzatori”. Si evidenzia quindi la necessità di avviare un percorso che, a partire dalle direttive ministeriali in merito alla sicurezza sul luogo di lavoro, è in grado di superare una concezione di risoluzione dei problemi basata sul “qui ed ora”, a favore della necessità di un cambiamento di impostazione che si concentra sulla creazione di una cultura organizzativa, che si fondi su principi valoriali, condivisi da tutti i livelli organizzativi, e su una progettualità che guardi al futuro e che non si limiti al breve o al medio termine. Emerge allora il bisogno di uscire da sistemi rigidi di norme e comportamenti stereotipati all’interno delle organizzazioni e allo stesso tempo la necessità di non estrapolare situazioni e problematiche dal loro contesto di riferimento, quanto piuttosto rivolgere lo sguardo sulla situazione globale e sistemica nella quale emergono. Volutamente differenziato dal termine Vision, legato a concetti di produttività in organizzazioni di stampo economicistico, è qui che si inserisce il costrutto di Visione, come elemento che consente di ricondurre la contingenza ad elementi macroscopici, e che favorisce la riaffermazione di quei concetti chiave che sono rappresentati dal desiderio, dal sogno, dal progetto, collocati in un contesto spaziale e temporale di lungo corso e in definitiva assimilabili al concetto di eredità. Ma proprio questa eredità, che vogliamo lasciare alle comunità che oggi si affacciano neonate all’universo socio-culturale-organizzativo, non può esimersi dalla considerazione della figura “uomo” come fine di quel cambiamento, all’interno di una concezione ampia di salute organizzativa, di salute della comunità, di bene comune, e quindi allontanandosi dal concetto di uomo come semplice mezzo ed esecutore. Ed è proprio di spazio e di tempo che la visione necessita per esprimere tutta la sua potenzialità, la sua creatività, la sua progettualità, ed è il progetto che prospetta il cambiamento futuro, poiché se ci affidiamo alle regolamentazioni e alle soluzioni espresse, create per risolvere solo intoppi temporanei, il risultato non può essere altro che l’intasamento e il blocco dell’intero sistema. L’elemento chiave che può guidare il cammino verso la costruzione di una cultura del cambiamento è senza ombra di dubbio il sistema valoriale degli individui, della comunità, dell’organizzazione, ma sorgono alcune domande di non facile risposta quali: “i sistemi valoriali sono una sorta di dominio?”, “Qual è il valore della nostra organizzazione?”, “L’uomo di per sé è un valore?”. Se i valori sono improntati sulla base delle direttive organizzative e quindi diffusi in senso verticale dall’azienda all’individuo, senza la possibilità di una concertazione e di una condivisione, viene a mancare la coincidenza tra valori organizzativi e comunitari, con il conseguente sottosviluppo della progettualità e della creatività. D’altra parte invece se c’è condivisione, senso di appartenenza, rispetto, integrità, lavoro e pensieri condivisi si avrà la costruzione di un bene comune, di un futuro che rientra a pieno titolo in una visione organizzativa orientata all’idea di libertà di cambiamento e all’idea di innovazione. Occorre partire dalla base solida delle direttive ministeriali, che descrivono il concetto di trasparenza suggerendo norme e regole comportamentali comuni, per sviluppare l’idea di trasparenza culturale che assume e incarna un concetto di cambiamento psicologico ed emotivo nelle relazioni tra le persone, ovvero una vera e propria concertazione relazionale dove ognuno è portatore di competenza, creatività e tolleranza dell’altrui punto di vista. In tal modo il riferimento a progetti futuri, anche molto distanti da obiettivi immediati e dal contesto di pertinenza, non deve scoraggiare gli attori sociali delle comunità organizzative di oggi, al contrario deve nascere la consapevolezza che tutti i cambiamenti partono da un’idea e più questa è originale, ampia e condivisa più i risultati potranno essere favorevoli e soddisfacenti.